Ginko Award – Premio De Renzis

Ginko Award – Premio De Renzis

L’associazione culturale Spazio Ginko in collaborazione con De Renzis Pubblicità è lieta di presentare un concorso artistico dedicato interamente al tema della luce. Come nasce questo incontro? La rispo- sta sta nella passione per l’arte. L’occasione è il cinquantenario di questa azienda che dal 1969 opera nel settore delle insegne luminose e impianti pubblicitari. Filippo De Renzis, mente e padre dell’azi- enda vuole celebrare i cinquant’ anni dell’attività attraverso questo grande evento di arte contempora- nea che sarà curato da Spazio Ginko.

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L’associazione Spazio Ginko che da anni ormai si dedica con dedizione all’arte degli artisti emergenti contemporanei dando spazio e visibilità a talenti provenienti da ogni parte del mondo grazie ad una costante attenzione al panorama artistico attuale, anche a livello internazionale, è ben contenta di essere parte di questo progetto che mette alla prova gli artisti partecipanti con un tema accattivante come quello della luce.

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Per l’arte visiva la luce è un po’ come “ il fuoco degli dei” . La luce intesa sia come luce interiore della creazionechecomeelementofisicoperl’artistaèquasiuna “madre”.Chesiaessaunafontediispira- zione, un elemento comunicante con l’opera, una parte integrante dell’opera stessa. L’artista è colui che “trae altro” dalla realtà e riesce a vedere la potenzialità di mezzi e strumenti di quali l’uomo comune non si accorge. Ecco perché quando a partire dagli anni dieci del novecento l’arte ha iniziato a cambiare e a stravolgere il suo linguaggio svincolandosi dalla pittura, gli artisti si sono interessati anche alle nuove fonti luminose arrivate sul mercato padre delle quali è il signor Neon.

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L’invenzione del Neon risale agli anni dieci del novecento ed il suo inventore Georges Cloude ( 1870-1960), in un articolo del 1933 scriveva: “ Fin qui i tubi a gas rari sono serviti quasi solo ad accen- dere nelle strade delle nostre città fuochi d’artificio multicolori di gusto volgare che si sono guadagnati molti nemici: non sempre sono orgoglioso quando si scopre in me il padre di simili errori”.

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In realtà alcuni artisti tra i più all’avanguardia si erano già accorti delle potenzialità che poteva avere la luce come sorgente luminosa fisicamente integrata all’opera d’arte. George Cloude non aveva immagi- nato che sarebbero stati tanti gli artisti a vedere in quei tubi luminosi un vero e proprio rivoluzionario linguaggio espressivo capace di ribaltare la funzione commerciale per il quale originariamente erano nati.

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Geniali gli esperimenti di Laszlo Moholy Nagy esponente della Bauhaus all’inizio degli anni trenta, di Picasso e il fotografo Gjon Mili che fotografano le scie e i disegni provocati da sorgenti luminose, fino a Lucio Fontana con il suo” Ambiente Spaziale a luce nera” del 1949. L’esplosione avviene negli anni sessanta, quando gli artisti si impadroniscono in particolar modo dei tubi di neon facendoli brillare di una nuova luce, costruendo nuovi spazi, nuove forme, nuovi linguaggi, rivoluzionari, poetici, talvolta anche destabilizzanti come nell’opera Spazio Elastico di Gianni Colombo.

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