JD Doria “Intimately Alien”

“L’obiettivo primario della ricerca artistica di JD Doria, si concentra appunto sulla commistione e collaborazione tra pratiche scientifiche, quali quelle da laboratorio, e pratiche artistiche.

L’unire l’arte alla scienza è uno degli aspetti che, a mio avviso, rende interessante la sperimentazione dell’artista. Antitetici per antonomasia, la scienza come disciplina empirica e l’arte come espressione di un’interiorità che sfugge alle regole del tangibile, si incontrano nelle opere di Doria. Partendo dalla Piastra petri, materiale comunemente utilizzato in laboratorio per contenere soluzioni solide o liquide, definite come terreni di coltura, Doria segue le reazioni degli elementi in esso contenuti, e il risultato è rivelatorio. La piastrina si fa tela, supporto pittorico ed artistico, e gli elementi, danno vita a forme che, come afferma l’artista, rasentano il limite tra l’organico e l’astratto. Doria, più che “dipingere”, “stimola” la reazione artistica, o la pittura se così vogliamo definirla. Le materie organiche dialogano e si fondono nel minuto supporto, si scontrano e plasmano cosmi inquietanti e sospesi, universi interiori bicromatici, che reagiscono impulsivamente con rossi profondi , fucsia o celesti.

Alcune bicromie, vengono risucchiate ancora nel vortice di forme come occhi o buchi neri che trascinano in sé parte di quell’universo. Microcosmi primigeni, cellule vitali e pulsanti che si espandono e si contraggono al di sotto dell’occhio dell’artista. Microcosmi, allora non solo più materiali e fisici, specchio di strutture infinitamente piccole e dinamiche, ma microcosmi individuali ed interiori – quelli dell’artista. Il titolo del progetto che Doria presenta a Spazio Ginko, Intimately alien, si delinea apparentemente contraddittorio. Intimamente alieno. Un microcosmo vitale, dinamico, che vive nella nostra individualità, nella nostra intimità, tanto infinitamente piccola che noi crediamo non esista o che sia così distante. Alieno diventa invece, quando giungiamo alla consapevolezza della sua esistenza. Come? Qui, che entra in gioco, l’altra tecnica, che rende ancor di più sorprendente l’arte di Doria: la fotografia. La minuta piastrina, quel microcosmo caotico ed apparentemente inesistente, si proietta su supporti reali di grandiose dimensioni, così l’intimo microcosmo viene mostrato, causando perturbanti visioni di intimità aliene.

Mi balena davanti la storia dell’ estraneo perturbante di cui ha tanto parlato Freud, che in un certo qual modo ha pesato nell’arte dei primi del novecento. L’estraneo estraneo perturbante è ciò, o colui che, secondo la tradizione germanica, risiede, a nostra insaputa, nel nostro stesso corpo.
Così i microcosmi delle opere di Doria, si delineano come estranei – alieni – che vengono esposti e mostrati in tutta la loro dinamicità, forza cromatica e organicità che giunge alle soglie dell’astratto. ”

Chiara Mastroianni